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Giullare di Corte

Petrolio e 11 settembre

English title: Pipelines to 9/11
di Rudo de Ruijter,
Ricercatore indipendente
Paesi Bassi

L'attacco terroristico dell'11 settembre 2001, la successiva guerra in Afghanistan e la "Guerra al terrorismo" hanno cambiato il mondo. Ma Osama Bin Laden non ha niente a che vedere con la guerra in Afghanistan, così come i presunti strumenti di distruzione di massa non hanno niente a che vedere con l'invasione dell'Iraq: le vere ragioni sono il petrolio, il gas e gli oleodotti nell'area del Mar Caspio. L'"operazione 11 settembre" serviva solo a dare nuovo impulso alle conquiste statunitensi per assicurarsi il controllo del petrolio e del gas stranieri.

Sintesi

L'articolo esamina i retroscena della guerra statunitense in Afghanistan, del petrolio, del gas e degli oleodotti nell'area del Mar Caspio. Per trasportare petrolio e gas dalla sponda orientale del Mar Caspio sono stati progettati degli oleodotti che attraversano l'Afghanistan. La guerra fu preparata perché un'azienda americana, la UNOCAL, non riusciva a controllare la rotta afghana; quando i militari furono pronti a colpire, i terroristi dell'11 settembre offrirono a Bush il pretesto per iniziare l'invasione e ottenere il sostegno del Congresso, dei cittadini americani e del resto del mondo.

Indice:

  • Introduzione
  • Cronologia 1989 – 2000
  • Idee dei neoconservatori
  • Attori e influenze dei ricchi
  • Preparativi per l'11 settembre e per l'invasione dell'Afghanistan
  • L'11 settembre
  • Conclusione

 

  • Introduzione

I nostri politici hanno modificato la visione che molti avevano del mondo in cui viviamo, e hanno diviso il mondo in buoni e cattivi; naturalmente loro sono sempre i buoni, e quelli che accusano sono sempre i cattivi. Semplice, non è vero?

Se però ci atteniamo ai fatti e scartiamo tutte le informazioni che provengono da fonti non verificabili, la situazione appare del tutto diversa. Questa ricerca non intende urtare la sensibilità dei lettori: se siete soddisfatti della versione "ufficiale" degli avvenimenti, fermatevi qui.

Bush affermò che gli attacchi dell'11 settembre erano alla base della decisione d'invadere l'Afghanistan [1]. Questo articolo dimostra invece che la guerra è stata la conseguenza logica del fallito tentativo da parte degli USA di costruire e controllare gli oleodotti che attraversano l'Afghanistan, e che i preparativi dell'invasione si svolsero ben prima di quella data fatale. Nel 2000 i neoconservatori dichiararono che avevano bisogno di un evento catastrofico e catalizzatore; questo articolo dimostra che può essere stato l'11 settembre 2001.


L'attacco del 1993

Gli attacchi dell'11 settembre 2001 al World Trade Centre e al Pentagono ci hanno fatto dimenticare quello del 1993 al WTC. Il 20 gennaio di quell'anno, William (Bill) Clinton si era insediato come nuovo presidente. Un mese più tardi, alle 12:18 (ora locale) del 26 febbraio, si verificò "una immensa esplosione nella zona del parcheggio sotterraneo riservata ai Servizi segreti, in quelli che sono i più alti edifici di New York" [2].

La BBC riferì le parole di un testimone: "Fu come se un aereo si fosse schiantato contro l'edificio". Apparentemente l'esplosione mirava ad abbattere le due torri del World Trade Centre. Il New York Times arrivò alla conclusione che nell'attentato era coinvolto anche l'FBI; l'organismo federale si era infiltrato in un gruppo di terroristi, era venuto a conoscenza delle loro intenzioni e, per motivi ignoti, aveva lasciato che il piano fosse portato a termine [3], provocando la morte di sei persone e il ferimento di un centinaio [2].

 

  • Cronologia 1989 – 2000

Nel primo capitolo presenterò una cronologia degli avvenimenti in Afghanistan e di quelli legati agli episodi terroristici che gli Stati Uniti useranno come pretesto ultimo per scatenare la guerra.

Subito dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, i funzionari americani puntarono il dito contro Osama Bin Laden. E poiché costui viveva in Afghanistan, George W. Bush si trovò bella e pronta una giustificazione per aggredire e invadere il paese.

Esaminiamo con più attenzione gli avvenimenti dell'11 settembre. Come il presidente sovietico Mikhail Gorbachev aveva promesso, il 15 febbraio 1989 l'USSR aveva ritirato i suoi ultimi soldati dall'Afghanistan, ponendo fine a una guerra decennale, l'ultima dell'Unione Sovietica.

Pochi mesi dopo, il 9 novembre 1989, cadeva il muro di Berlino e scompariva così la cortina di ferro. Scoprimmo allora che la gente all'altro lato della barriera, che i nostri politici avevano sempre dipinto come individui pericolosi e feroci, era esattamente come noi.

Grazie alla Guerra Fredda i nostri leader avevano per oltre 40 anni spaccato il mondo e instillato nelle nostre menti la paura. Si dissolveva finalmente il terrore creato dai nostri stessi governi.

Progetti di oleodotti attraverso l'Afghanistan

Il 25 dicembre 1991 la bandiera sovietica veniva ammainata per l'ultima volta sul Cremlino [4], e le ex repubbliche sovietiche divenivano indipendenti: tra queste c'erano i paesi attorno al Mar Caspio, ricchi di petrolio e gas [MAP: http://worldatlas.com/webimage/countrysaas.htm].

Prima, petrolio e gas venivano distribuiti con oleodotti ai vicini sovietici, oppure esportati in Russia e in Europa. Ora ogni paese doveva vendere le proprie risorse e cercare nuovi mercati, e i compratori saltavano fuori a frotte.

All'inizio i nuovi leader non avevano esperienza nel mercato mondiale del petrolio: una delle prime mosse del Turkmenistan fu la vendita all'asta di petrolio per una somma che non superava i 100.000 dollari [5]; si erano fatte vive anche le compagnie statunitensi.

La sfida più impegnativa era quella di portare il petrolio e il gas del Mar Caspio fino ai mercati mondiali. Perché? Perché la regione è isolata: se non vi fidate della Russia, a nord del Mar Caspio, e dell'Iran, a sud, non vi resta che costruire nuovi oleodotti. [Map:
http://europe.mapquest.com/maps/map.adp?formtype=address&country=TM&addtohistory=&city= ]


Oggigiorno il petrolio viene pompato attraverso vari oleodotti dall'area occidentale del Mar Caspio fino al Mar Nero e al Mediterraneo, da dove può proseguire il viaggio via mare.

Lo sfruttamento intensivo nell'area orientale del Mar Caspio è ancora limitato. Per spianare la strada alle ricchezze di questa zona bisogna attraversare l'Afghanistan, e a tal fine sin dagl'inizi degli anni '90 erano state progettate due pipeline (una per il gas e l'altra per il petrolio).

L'oleodotto procede a sud verso l'Oceano Indiano, fino al porto di Gwadar (Pakistan).

Il gasdotto punta a est verso Multan (al centro del Pakistan), da dove è previsto un prolungamento fino a Bombay (Mumbai, India); qui la Enron, una società statunitense strettamente collegata con i Bush (padre e figlio), ha costruito un impianto di trasformazione [6]. [Map: http://www.worldsecuritynetwork.com/showArticle3.cfm?article_id=12601  ]

I contratti per le pipeline non sono solo una questione di progetti da vari miliardi di dollari. Di solito l'appaltatore principale si occupa anche di comprare e vendere il gas e il petrolio che scorrono nelle condotte; con il contratto ottenuto può decidere quanto guadagnerà il paese fornitore e quali somme verranno pagate a quelli di transito, chi otterrà il prodotto, in che quantità, dove, a che prezzo e quale sarà la valuta di pagamento.

In effetti influenza in modo considerevole lo sviluppo economico dei paesi che vendono e acquistano. Con il Turkmenistan ansioso di vendere il suo metano, il Pakistan ansioso di comprarlo e la Enron ansioso di vederlo arrivare in India al più presto, i gasdotti attraverso l'Afghanistan sono estremamente appetibili.

Nel 2001 il lavoro in Afghanistan non era però ancora cominciato; dopo il ritiro delle truppe sovietiche nel paese regnava ancora il fermento politico.


I Talebani: da alleati a terroristi

Vale la pena di ricordare il fermento politico afghano che bloccava la realizzazione dei contratti. Nel 1992 viene deposto il presidente filorusso Mohammad Najibullah, e nel 1993 viene eletto come nuovo presidente Burhanuddin Rabbani, sostenuto dalla minoranza tagica.

Nel 1994 i Pashtun, all'incirca la metà della popolazione, sfidano Rabbani. E siccome le pipeline debbono attraversare soprattutto i loro territori, i Talebani, il movimento armato dei Pashtun, ricevono l'appoggio degli USA e del Pakistan.

Nel marzo 1995 due società, l'argentina BRIDAS e la statunitense UNOCAL, dichiarano entrambe di aver firmato contratti con il venditore (Turkmenistan) e con il compratore (Pakistan) del gas. Fino a quel momento non era stato raggiunto nessun accordo con le autorità afghane.

Nell'ottobre 1995 il presidente turkmeno Niyazov sottoscrive un accordo ufficiale con UNOCAL, ma nel febbraio 1996 il presidente afghano Rabbani ne firma un altro con BRIDAS per la sezione principale di 1.500 chilometri che attraversava il paese [7].

Le possibilità di UNOCAL sembrano compromesse, ma fortunatamente per lei i Talebani decidono di spodestare Rabbani. Nel settembre 1996 conquistano Jalabad, Kandahar, e infine Kabul. Il presidente Rabbani scappa per raggiungere l'Alleanza del nord.

UNOCAL tira un sospiro di sollievo e si affretta a manifestare il suo appoggio alla presa di potere dei Talebani, affermando che renderà più facile la realizzazione del progetto (successivamente, UNOCAL dichiarerà di essere stata fraintesa).

A questo punto, BRIDAS ha forse perso la partita? No. Nel novembre 1996 la società argentina firma un accordo con i Talebani e con il generale Rashid Dostum per costruire la pipeline. Disgraziatamente, Pakistan e Arabia Saudita sono gli unici paesi a riconoscere a livello internazionale il governo talebano.

Nell'aprile 1997 i lavori di costruzione della pipeline non sono ancora cominciati e i Talebani annunciano che assegneranno il contratto a chi comincerà per primo. UNOCAL afferma però che bisogna prima raggiungere una situazione di pace nel paese.

Nel luglio 1997 Turkmenistan e Pakistan accettano un'ulteriore proroga e firmano un nuovo contratto con UNOCAL, dichiarando che dovrà cominciare i lavori entro 18 mesi.

Nel dicembre 1997 UNOCAL cerca di farsi amici i Talebani, e invita una loro delegazione nel quartier generale di Sugarland, Texas, dove ricevono un trattamento VIP e soggiornano nei migliori alberghi [8].

In Afghanistan, intanto, la guerra civile prosegue. Senza una controparte afghana che goda del riconoscimento ufficiale a livello internazionale, il progetto della pipeline sembra bloccato [9].

I bombardamenti USA in Afghanistan dopo gli attentati alle ambasciate americane in Africa

Il 4 febbraio e il 30 maggio 1998 il nord-est dell'Afghanistan viene colpito da due terremoti estremamente distruttivi, che attirarono sul paese l'attenzione internazionale; numerose unità di soccorso entrano nell'area sinistrata per portare aiuto. Secondo le accuse statunitensi, proprio in quei giorni e nella stessa zona un certo Osama Bin Laden sta progettando gli attentati contro due ambasciate americane in Africa, quella di Nairobi (Kenya) e quella di Dar es Salaam (Tanzania).

Gli attacchi hanno luogo il 7 agosto 1998, apparentemente senza una ragione precisa, e polarizzano l'attenzione della stampa: muoiono 258 persone e altre 5.000 vengono ferite [10].

L'unico a trarne vantaggio è il presidente Clinton. Negli USA la vicenda di Monica Lewinsky ha raggiunto il culmine; stampa e pubblico sono eccitati e furiosi. Clinton ha dichiarato sotto giuramento di non aver avuto rapporti sessuali con la ragazza, ma sono venute alla luce prove del contrario. Il presidente è a un passo dall'essere incriminato per spergiuro.

Gli attentati alle ambasciate orientano l'attenzione dei lettori sul dramma in Africa. Per finire, il 17 agosto, Clinton evita l'accusa di spergiuro facendo passare il principio che il sesso orale non è un vero e proprio rapporto sessuale [11].

Qualche giorno più tardi, il 21 agosto 1998, l'esercito statunitense bombarda Kandahar e altri obiettivi in Afghanistan. Solo più tardi Clinton dichiarerà ai giornalisti che l'azione era diretta contro Osama Bin Laden, sospettato di essere la mente degli attentati alle ambasciate statunitensi in Africa [12].

A differenza di quel che farà George W. Bush nel 2001, Clinton non invade l'Afghanistan. L'operazione darebbe a UNOCAL la speranza di poter superare lo stallo nel paese, ma con la vicenda Lewinsky ancora fresca Clinton non gode di sufficiente credibilità per scatenare la guerra.

Il 28 agosto 1998 la risoluzione 1193 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite condanna i Talebani per la situazione in Afghanistan. [13]

Il 5 novembre 1998 un Grand Jury americano incrimina Osama Bin Laden (non per il bombardamento delle ambasciate in Africa ma, essenzialmente, perché considera gli USA un paese nemico) [14] e [15].

Il ritiro di UNOCAL

Nel dicembre 1998 UNOCAL si ritira dal consorzio per la costruzione della pipeline e, almeno agli occhi del mondo, il progetto sembra bloccato [8].

Tuttavia, nel gennaio 1999 il ministro degli Esteri del Turkmenistan dichiara, nel corso della sua visita in Pakistan, che il progetto è ancora valido, e il mese successivo BRIDAS intavola discussioni con i responsabili in Turkmenistan, Pakistan e Russia.

A marzo Sheikh Muradov, ministro degli Esteri del Turkmenistan, incontra a Kandahar il leader talebano Mullah Omar per parlare della pipeline. Ad aprile Pakistan, Turkmenistan e i Talebani sottoscrivono un accordo per dare nuovo impulso al progetto. A maggio una delegazione talebana firma un contratto col Turkmenistan per acquistare gas ed elettricità [8].

Allarme terrorismo

Il 25 giugno 1999 il Dipartimento di Stato americano annuncia: "Alcune nostre ambasciate sono sorvegliate da individui sospetti. Abbiamo quindi deciso di chiudere a titolo precauzionale le nostre sedi in Gambia, Togo, Madagascar, Liberia, Namibia e Senegal dal 24 al 27 giugno" [16].

Il portavoce sembrava non avere la minima idea di dove fossero questi paesi, visto lo strano ordine in cui li aveva elencati. D'altronde gli unici paesi africani in cui nel corso dell'anno vennero registrati disordini (tipo presa d'ostaggi o aggressioni) furono Sierra Leone, Nigeria, Burundi e Etiopia: nessuno era stato inserito nella lista [17].

Il 4 luglio 1999 il presidente Clinton emana un ordine che proibisce le transazioni commerciali con i Talebani [18].

Si torna ai bilanci da Guerra fredda

Il 23 settembre 1999 George W. Bush, candidato alla presidenza, espone il suo punto di vista sull'esercito statunitense, e lamenta che dalla fine della Guerra fredda il bilancio della difesa si sia ridotto del 40%, mettendo l'esercito in una situazione mai conosciuta dai tempi di Pearl Harbor.

"Come presidente, ordinerò un immediato riesame della nostra presenza oltremare, in decine di paesi... Il mio secondo obiettivo è creare le difese del paese nelle nuove pericolose frontiere della tecnologia e del terrore".

E per quanto riguarda la guerra: "Dobbiamo essere in grado di colpire dall'aria in tutto il mondo con assoluta precisione, con aerei a largo raggio e forse anche senza equipaggio" [19].

Il 15 ottobre 1999 la posizione dei Talebani si aggrava: la risoluzione 1267 delle Nazioni Unite minaccia l'interdizione dei voli e il congelamento dei fondi se Osama Bin Laden non viene consegnato entro il 14 novembre 1999 [20] e [2].

L'11 novembre 1999, nel corso di una conferenza stampa, il ministro degli Esteri talebano afferma che Osama Bin Laden e i Talebani non sono in condizione di organizzare attentati come quelli condotti contro le ambasciate in Africa, e condanna le azioni terroristiche.

Il 2000 è l'anno delle elezioni presidenziali americane, e bisogna quindi lasciare in sospeso ogni decisione delicata.

Il 2 aprile 2000 Richard Clarke, che alcuni mesi prima degli attacchi contro le ambasciate (il 22 maggio) era stato nominato coordinatore per il controterrorismo, predice: "Ci colpiranno nei nostri punti deboli, nel nostro tallone d'Achille, e quindi soprattutto qui negli Stati Uniti" [21].

Una curiosa lista No-Fly

Il 21 aprile 2000 accade qualcosa di notevole. Come misura antiterroristica, il Congresso annuncia la creazione di una lista unificata di sorveglianza del terrorismo, la TID (Terrorist Identities Database), per riunire in un'unica base tutti i dati internazionali sui terroristi a disposizione del governo USA, in particolare quelli della TIPOFF no-fly list. La lista viene usata negli aeroporti per evitare che persone sospette possano imbarcarsi e arrivare in territorio americano [22].

Lo stesso giorno in cui il Congresso annuncia la lista unificata TID, però, la FAA crea una lista no-fly indipendente per i voli interni, nella quale inserisce solo sei nomi. Due settimane prima dei fatti dell'11 settembre ne inserisce altri sei; dunque dodici in totale.

Grazie all'esistenza di questa lista indipendente, i terroristi dell'11 settembre, che usavano voli interni e non erano tra i 12 sospetti, potranno salire a bordo degli aerei senza nessun problema. Il 23 agosto 2001 alla lista ufficiale TID (che include a questo punto oltre 60.000 sospetti) vengono aggiunti due nuovi nomi, indicati poi come quelli di due dei terroristi, che vengono però scartati dalla lista per i voli interni [23].

 

  • Idee dei neoconservatori

Il secondo capitolo comincia nel settembre 2000, quando i neoconservatori espongono il proprio punto di vista. Con l'elezione di  George W. Bush le loro idee prendono piede nell'amministrazione alla Casa Bianca. Prima ancora che il nuovo presidente s'insedi, sono già in calendario due aggressioni imperialistiche: Iraq e Afghanistan, e quest'ultimo paese avrà la precedenza.

Nel settembre 2000 il gruppo di riflessione neoconservatore Project for a New American Century (PNAC) aveva reso pubbliche le sue idee imperialistiche sul futuro degli USA [24] con un documento nel quale avvertiva che il cammino per trasformare gli USA nella "potenza dominante di domani" sarebbe stato lungo se non fosse sopravvenuto "un avvenimento catastrofico e catalizzatore, una nuova Pearl Harbor" [25].

Dopo l'11 settembre Bush spiegherà a quelli che non avevano ancora capito quali benefici aveva offerto al loro paese l'attacco a Pearl Harbor nel 1941: "I quattro anni successivi trasformarono il modo americano di fare guerra" e, "cosa ancora più importante, un presidente statunitense e i suoi successori modellarono il mondo del dopoguerra". E per far ben capire alla gente che l'11 settembre era proprio una nuova Pearl Harbor, aggiungerà: "l'11 settembre 2001 – tre mesi e molto tempo fa – è stata tracciata una nuova linea nelle nostre vite e in quella del nostro paese" [27].

Vari membri del PNAC diventeranno membri dell'amministrazione Bush; tra gli altri Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz, I. Lewis "Scooter" Libby, e Richard Perle [26].

Il 12 ottobre 2000, tre settimane prima delle elezioni presidenziali, i cittadini americani dovettero nuovamente ricordare la minaccia terrorista nel mondo: nel porto yemenita di Aden, il cacciatorpediniere della marina statunitense USS Cole viene colpito e danneggiato da un gommone pieno di esplosivo. Dettaglio divulgato: il battello sembrava avvicinarsi per aiutare il cacciatorpediniere ad attraccare [28]. Messaggio veicolato: dobbiamo diffidare di tutti.

Il 7 novembre 2000 si svolsero le elezioni per scegliere il nuovo presidente: George W. Bush o Al Gore. Dopo lo spoglio dei voti le percentuali dei due candidati erano molto vicine, e il voto della Florida divenne l'ago della bilancia. Ma lo spoglio fu e rimane poco trasparente.

I sostenitori di Al Gore continuarono a combattere in vari tribunali fino al 13 dicembre. Saltò fuori che in Florida 180.000 voti non erano stati conteggiati, permettendo a Bush di vincere per meno di 600 voti di scarto. Un riconteggio parziale dette una stima di gran lunga inferiore, ma non fu possibile procedere a una verifica completa entro la data limite fissata dalla Corte Suprema. Ecco come Bush vinse le elezioni [29].

Dittatore

Qualche giorno più tardi, il 18 dicembre, Bush, parlando nel Campidoglio, scherzò sul suo rapporto con alcuni leader del Congresso. "Se fossimo in una dittatura sarebbe un sacco più facile... almeno fino a quando fossi io il dittatore" [30].

Solo un lapsus? Non proprio. Nel luglio 1998, quand'era governatore del Texas, aveva detto qualcosa di molto simile: "Una dittatura renderebbe tutto molto più facile" [31]. E il 26 luglio 2001, parlando ancora una volta delle sue battaglie col Congresso, ripeterà: "una dittatura sarebbe molto più facile" [32].

In effetti, per gli ambiziosi piani dei neoconservatori il Congresso statunitense era un grosso ostacolo da eliminare. Dopo la Guerra Fredda il bilancio militare si era ridotto di un buon 40%, e per le guerre che avevano in mente c'era bisogno di molti più soldi.

Come ottenere gli stanziamenti di bilancio che volevano? Se gli USA fossero stati attaccati non ci sarebbe più stati problemi; avrebbero ricevuto tutti gli stanziamenti, l'appoggio politico e il sostegno pubblico che potevano desiderare. Ma, come è scritto nei loro documenti, senza una nuova Pearl Harbor le cose minacciavano di andare troppo per le lunghe [25].

Quando Bush cominciò la sua presidenza, molti neoconservatori consideravano l'Iraq come il primo obiettivo da colpire, e nei loro documenti del settembre 2000 avevano definito il paese "un potenziale rivale" degli USA [24].

Iraq: primo obiettivo da colpire?

Le riserve di petrolio irachene sono le seconde al mondo per importanza. Il paese era stremato: dal 1980 al 1988 aveva cercato di conquistare l'Iran, nel 1990 aveva invaso il Kuwait, nel 1991 era stato sconfitto dall'operazione Desert Storm, il successivo embargo delle Nazioni Unite aveva portato l'economia del paese a un punto morto e aveva spinto la popolazione sull'orlo della fame.

Dal 1996 il programma dell'ONU Oil For Food aveva dato una boccata d'ossigeno al popolo iracheno. Il paese era stato disarmato, e dopo accurate ricerche di armi era chiaro che non costituiva una minaccia per nessuno. Beh, insomma, almeno non sul piano militare. Nel 2000 Saddam aveva trovato un trucco per colpire il principale pilastro dell'egemonia statunitense: aveva cominciato a vendere il suo petrolio in euro e non più in dollari [cfr.: Dollar Hegemony, http://www.raisethehammer.org/index.asp?id=252 ]

L'Afghanistan di nuovo sull'agenda

Nemmeno una settimana dopo che George W. Bush era stato dichiarato vincitore delle elezioni, l'Afghanistan tornava però in primo piano nell'agenda internazionale. La risoluzione 1333 del 19 dicembre 2000 imponeva le sanzioni (divieto di volo e congelamento dei fondi) minacciate dalle Nazioni Unite più di un anno prima nel caso in cui i Talebani non avessero consegnato Osama Bin Laden entro il 14 novembre 1999 [33].

L'Afghanistan nel contesto del Mar Caspio

Dal punto di vista geopolitico, l'Afghanistan era diventato l'obiettivo più importante. Dal 1996 gli USA avevano subito numerose disfatte nel tentativo di controllare gas e petrolio nell'area orientale del Mar Caspio, e la loro influenza si stava riducendo. La mancanza di controllo sull'Afghanistan stava creando enormi complicazioni.

Come abbiamo già detto, i problemi erano cominciati nel febbraio 1996, quando il presidente afghano Rabbani aveva concluso un contratto con BRIDAS, concorrente di UNOCAL, per la costruzione del gasdotto che doveva attraversare l'Afghanistan e congiungere il Turkmenistan col Pakistan [8]. Nel marzo 1996 gli USA avevano tentato di bloccare il contratto, esercitando pressioni sul Pakistan affinché concedesse a UNOCAL i diritti esclusivi. Ne era nato un incidente diplomatico col governo locale [8].

Lo stesso mese il Pakistan aveva ufficialmente accettato la proposta dell'Iran di far transitare sul suo territorio una pipeline diretta verso l'India, alla quale l'Iran avrebbe potuto così vendere il suo gas. Il gas doveva arrivare dal gigantesco South Pars Field iraniano nel Golfo Persico attraversando l'Iran meridionale da ovest a est grazie a un gasdotto ancora da costruire [34].

Nel febbraio 1996 il Turkmenistan aveva intanto mostrato di non voler dipendere esclusivamente dalla prevista pipeline afghana, sempre più in ritardo, e aveva firmato un contratto con la Turchia per la fornitura di gas grazie a una pipeline da far passare lungo la frontiera settentrionale iraniana. Se necessario, la Turchia avrebbe potuto assorbire tutta la produzione del Turkmenistan [34].

Iranian-Libyan Sanctions act

Con la realizzazione delle due pipeline iraniane, quelle afghane sarebbero diventate praticamente inutili. Per prevenirne la realizzazione, il Congresso USA approvò l'Iranian-Libyan Sanctions act [35], che minacciava chiunque avesse avuto intenzione di aiutare l'Iran a costruirle e vietava transazioni con il paese per somme superiori ai 4 milioni di dollari. Era il 18 giugno 1996. Ciononostante, il 30 agosto dello stesso anni la Turchia firmò un contratto ventennale per comprare gas iraniano [34] e [36].

Per la sua prova di solidarietà islamica, il presidente turco verrà punito con un colpo di mano militare che lo obbligherà alle dimissioni. Era il 18 giugno 1997 [37].

Dopo l'entrata in vigore dell'Iranian-Libyan Sanctions act, un'altra azienda americana, la Enron, aveva cominciato a espandere le sue attività nella regione: aveva ottenuto contratti con l'Uzbekistan per sfruttare 11 giacimenti di gas, grazie anche all'intervento nell'aprile 1997 dello stesso George W. Bush [38]. Per esportare parte del gas uzbeco fino ai suoi impianti in India, Enron contava su una pipeline controllata dagli USA che attraversava l'Afghanistan [39].

Brandendo la minaccia di gravi sanzioni, gli USA riuscirono a bloccare il completamento della pipeline tra Iran e Turchia, e le consegne di gas dal primo paese al secondo vennero così ritardate di vari anni. Nell'agosto 2000 Iran e Turchia concordarono la data d'inizio delle consegne di gas: il 30 luglio 2001, cioè pochi giorni prima della scadenza dell'Iranian-Libyan Sanctions act [40].

Nonostante l'Iranian-Libyan Sanctions act, sul lato orientale dell'Iran era cominciata la costruzione della pipeline del nord. A fine 1997 Turkmenistan e Iran, grazie ai fondi di quest'ultimo, poterono così inaugurare un collegamento internazionale di 200 chilometri [36].

Una deviazione sottomarina per evitare l'Iran

Per vanificare ogni ulteriore sviluppo della pipeline iraniana verso la Turchia, gli USA tirarono fuori l'idea di una rotta alternativa che, partendo dal Turkmenistan, doveva attraversare il Mar Caspio fino all'Azerbaigian e proseguire poi verso la Turchia. Lo studio del progetto era stato curato dalla Enron [39].

All'epoca sembrava che il progetto di una pipeline afghana fosse stato abbandonato. Nel giugno 1998 la Enron abbandonò i progetti di gasdotti uzbeki [41] e a dicembre UNOCAL si ritirò dal consorzio per la pipeline afghana [8].

Le minacce USA non impedirono alle grandi aziende, ad esempio Shell e Total, di firmare accordi con l'Iran per la prospezione di gas e petrolio [42], anche se la Shell abbandonò il progetto di pipeline nell'Iran settentrionale [43].

La pipeline sottomarina attraverso il Mar Caspio era ora un progetto concreto, ma i cinque paesi interessati (Azerbaigian, Russia, Kazakistan, Turkmenistan, Iran) non si erano ancora messi d'accordo sul tracciato delle frontiere marine, e quindi sulla proprietà dei campi petroliferi. E fino a quando non lo avessero fatto, in base a un vecchio accordo del 1940 ancora in vigore, Russia e Iran avrebbero dovuto prima dare il loro accordo al progetto. E non lo fecero [44].

Nel 2000 il presidente del Turkmenistan aveva rimproverato gli USA per il ritardo nella realizzazione della pipeline del Mar Caspio, e aveva ripreso le consegne di gas alla Russia [45]. Nel mese di maggio il presidente Putin si era addirittura recato nel Turkmenistan per proporre un accordo pluriennale [9]. Nel frattempo il Kazakistan aveva deciso di pompare alla Russia, attraverso il Mar Nero, il petrolio del giacimento di Tengiz (il sesto al mondo in ordine di grandezza) [46].

 

  • Attori e influenze dei ricchi

L'insediamento di George W. Bush

Il 20 gennaio 2001 George W. Bush, figlio dell'ex presidente George H.W. Bush, prestò giuramento come presidente degli USA. La sua famiglia, originaria del Texas, ha stretti legami con le aziende che operano nei settori petrolifero ed energetico, aziende che contribuiranno in modo decisivo alle campagne elettorali dei Bush.

Che le aziende contribuiscano alle campagne elettorali è un fatto normale negli Stati Uniti. L'importanza del sostegno finanziario alla sua campagna determina il volume di marketing che un candidato potrà permettersi e, in ultima analisi, le sue possibilità di trionfare alle elezioni. Quando il loro candidato vince, le aziende che lo hanno sostenuto con forti somme si aspettano naturalmente qualcosa in cambio: posti all'interno dell'amministrazione, possibilità d'influenzare l'attribuzione di grossi contratti, oppure leggi ed emendamenti favorevoli [47].

La Enron

La Enron aveva offerto i contributi più consistenti alla campagna elettorale di Bush nel 2000 [48], anzi, in effetti, sin dal 1985 aveva largamente contribuito alle campagne del padre e del figlio. Il presidente della Enron, Kenneth Lay, coltivava stretti contatti personali con la famiglia ed era stato ospitato per alcuni giorni alla Casa Bianca [49]. In quegli anni la Enron si era sviluppata, trasformandosi da fornitore regionale di energia a gigantesca multinazionale, la settima in ordine di grandezza negli USA.

Anche se oberata dai debiti per gli enormi investimenti all'estero, la Enron aveva fatto sempre registrare risultati eccellenti. Come? Nel 1997 la Securities and Exchange Commission aveva esonerato l'azienda dall'Investment Company Act del 1940, che proibisce alle aziende statunitensi di lasciare fuori bilancio i debiti legati a progetti all'estero [47], e al tempo stesso Andy Fastow, vicepresidente finanziario della compagnia, aveva inaugurato la sua "finanza creativa" [50].

A partire dal 1993 la Enron aveva investito 2,9 miliardi di dollari per costruire una centrale elettrica nei pressi di Bombay, contando su un approvvigionamento a basso costo di gas dal Turkmenistan attraverso il previsto gasdotto che doveva attraversare l'Afghanistan. Il progetto si era ben presto trasformato in un vero incubo.

La Enron era stata aspramente criticata per la sua maniera sprezzante di condurre gli affari: aveva incontrato una dura opposizione della popolazione locale per aver assunto ufficiali di polizia con il compito di soffocare le proteste, ed era stata denunciata per violazioni dei diritti umani [39].

E per finire, le cessioni della Enron all'azienda elettrica locale erano fatturate a più del doppio di quelle degli altri fornitori [51]. Se si considera il costo reale sostenuto dall'azienda elettrica locale, il prezzo praticato risultava superiore anche del 700% [52]. In ogni caso, l'azienda elettrica locale non era più stata in grado di pagare i conti, e per ritorsione, nel gennaio 2001, la multinazionale americana aveva sospeso l'erogazione di elettricità a 200 milioni di persone nell'India settentrionale e imposto un prezzo triplo rispetto al normale [53]. (All'incirca alla stessa epoca la società stava provocando ad arte tagli di erogazione anche in California, per obbligarla ad accettare prezzi più elevati [54]).

Nel 1997 la Enron aveva avviato un progetto per il gas dell'Uzbekistan; i contatti con l'ambasciatore del paese erano stati curati da George W. Bush in persona.

Non appena insediatasi l'amministrazione Bush, Cheney avrebbe ricompensato la società per il sostegno alla campagna elettorale: il presidente Kenneth Lay aveva una lista di richieste che venne quasi interamente inclusa nella proposta per una nuova politica energetica statunitense formulata dal vicepresidente [55]. Nel corso della riunione del 27 giugno 2001 a Washington con il leader dell'opposizione Sonia Ghandi, Cheney si adoperò inoltre per aiutare la Enron a raccogliere 64 milioni di dollari per la sua centrale di Bombay [56].

Enron – BinLaden

La Enron era anche in contatto con l'impresa di costruzioni saudita BinLadin, con la quale avviò la costruzione di una centrale nella striscia di Gaza (centrale che al momento della bancarotta dell'azienda, nel dicembre 2001, non era stata ancora completata) [57].

Bin Laden - Carlyle

La ricca famiglia Bin Laden era ben nota ai Bush: nel 1978 Salem Bin Laden aveva fornito parte dei fondi per la Arbusto, la prima compagnia petrolifera di George W. Bush [58]. Dopo essere stato presidente degli USA, suo padre, George H.W. Bush, era entrato nel gruppo Carlyle [59], aveva stretto i rapporti con la BinLadin Company [60] e incontrato la famiglia (novembre 1998 e gennaio 2000) [61].

Bin Laden aveva inoltre investito nel gruppo Carlyle. Il 10 settembre 2001, il giorno prima degli attentati, H.W. aveva nuovamente incontrato Shafig Bin Laden, il fratello di Osama, nel corso della conferenza annuale degl'investitori del Carlyle Group [62]. Proprio come Enron, il Carlyle Group si era enormemente sviluppato.

All'inizio degli anni '90, Bush figlio era stato membro del consiglio di amministrazione di una società di catering aereo [60], ricomprata da Carlyle e poi fallita. Il gruppo Carlyle si era comunque sviluppato, al punto da diventare un importante appaltatore del governo statunitense nel settore della difesa [61]. Un manipolo di ben noti ex politici (tra i quali George W. Bush padre, l'ex primo ministro inglese John Major e l'ex presidente filippino Mister Ramos) sta dunque facendo una barca di soldi con la "guerra al terrorismo" [59].

Osama

Su Osama, il figlio dei Laden, disponiamo di un sacco d'informazioni, ma quasi tutte di fonte non verificabile: ad esempio commenti d'ignoti che lo avrebbero conosciuto o incontrato. Altre notizie ci vengono da individui, come i Bush, che hanno grossi interessi finanziari nella "guerra al terrorismo". Un passo oltre, troviamo i commenti di funzionari "sicuri" che tutto quello che è stato raccontato su Osama è assolutamente vero.

Sull'altro piatto della bilancia c'è l'immagine che Osama aveva dato di se stesso in un'intervista col giornalista della CNN Peter Arnett nel 1997: essenzialmente un uomo di fede che capisce chi combatte i soldati americani, venuti a rubare il petrolio e ad attaccare la religione islamica, un uomo che nega di essere personalmente coinvolto negli attacchi contro gli USA [63]. (Molti ricorderanno la video con "le confessioni di Osama", in cui dichiarava di essere stato a conoscenza in anticipo degli attentati dell'11 settembre. Il nastro risultò poi un falso) [64].

Osama diventerà la scusa principale di Bush per invadere l'Afghanistan: il 17 settembre 2001 il presidente lancerà la caccia a Osama Bin Laden "morto o vivo" [65].

Perché Osama Bin Laden stava in Afghanistan? Anche in questo caso la spiegazione differisce a seconda della fonte. Era già stato nel paese negli anni '80 per aiutare i Mujaheddin a contrastare l'occupazione sovietica (come stavano facendo anche gli Stati Uniti). Tornato in Arabia Saudita nel 1989, si era opposto all'alleanza del re con gli USA.

Quando gli fu confiscato il passaporto, dapprima tornò in Afghanistan e poi, nel 1992, si stabilì in Sudan, dove i musulmani erano i benvenuti da quando, anni prima, il regime era cambiato. A causa del suo sostegno ai movimenti integralisti musulmani, nel 1994 l'Arabia Saudita annullò la sua cittadinanza e congelò i suoi beni [66].

A questo punto facciamo di nuovo un salto in Afghanistan. Nel febbraio 1996 le cose andavano piuttosto male per il progetto americano di pipeline nel paese. Il presidente afghano Rabbani aveva firmato il contratto di costruzione e sfruttamento dell'oleodotto con l'argentina BRIDAS e non con UNOCAL. Per far tornare il progetto nelle mani di UNOCAL, gli USA non avevano altra soluzione che far sparire Rabbani. Ma se fosse stato ucciso, chi sarebbe stato considerato responsabile?

E ora torniamo in Sudan. L'8 marzo 1996, improvvisamente gli USA chiesero l'estradizione di Osama, senza specificare verso quale paese. I sauditi gli avevano tolto il passaporto e la nazionalità, e a Osama non restavano quindi molte alternative: il 18 maggio 1996 lasciò il Sudan e fece ritorno in Afghanistan [67].

Ancora oggi molti si chiedono perché non fu arrestato in quell'occasione.

In Afghanistan, gli eventi prenderanno una piega differente. Dal 20 marzo al 4 aprile 1996 i leader talebani avevano tenuto una shura (consiglio) che si concluse con una jihad contro Rabbani [68]. Osama arrivò il 18 maggio, ma non vi prese parte. Il 27 settembre i Talebani conquistarono Kabul, e il presidente Rabbani fuggì per unirsi all'Alleanza del nord. Le cose sembravano essersi messe bene per il progetto di pipeline dell'UNOCAL, ma, sfortunatamente per loro, nel novembre 1996 BRIDAS concluse un nuovo contratto con i Talebani.

Alla fine questo atto segnerà la cacciata dal potere dei Talebani. Clinton non aveva osato attaccare l'Afghanistan dopo gli attentati contro le ambasciate americane in Africa del 1998, forse a causa di Monica Lewinsky. Bush lo farà dopo "l'evento catastrofico e catalizzatore" dell'11 settembre.

Dopo aver usato la sua presenza in Afghanistan come giustificazione per l'invasione del paese, il 13 marzo 2002 Bush dichiarerà che non era veramente interessato a Osama Bin Laden [69].

Karzai

Dopo la conquista americana dell'Afghanistan (o almeno della sua capitale), Hamid Karzai, consigliere di UNOCAL, verrà nominato presidente dell'amministrazione provvisoria afghana, e il 16 giugno 2002, prima ancora di essere eletto presidente, firmerà un accordo ufficiale col Turkmenistan e il Pakistan per un gasdotto che avrebbe attraversato il paese [70].

Anche se il gasdotto arriverà troppo tardi per trasportare gas dal Turkmenistan al Pakistan, l'Afghanistan rimane una preda interessante: possiede un suo enorme giacimento di gas presso Mazar e Sharif (a sud di quello turkmeno) e vari giacimenti petroliferi e carboniferi. Inoltre negli anni '70 i geologi inglesi avevano già scoperto oltre 1.600 siti minerari.

 

  • Preparazione per l'11 settembre e per l'invasione dell'Afghanistan

Timing degli attacchi

Come abbiamo già sottolineato, il momento scelto per gli attacchi alle ambasciate statunitensi in Africa aiutò Clinton, perché distrasse l'attenzione dall'immanente incriminazione per spergiuro nel caso Monica Lewinsky e la concentrò sui comuni nemici: i terroristi.

L'invasione dell'Afghanistan avrebbe dovuto aspettare il successivo presidente USA, e tra il 1998 e il 2001 ci fu abbastanza tempo per pianificarla con estrema attenzione. Come vedremo più avanti, gli attentati dell'11 settembre ebbero luogo proprio quando tutto era stato messo a punto e mancava oramai solo un pretesto che garantisse l'appoggio del Congresso, dei cittadini americani e del resto del mondo...

Preparativi militari

Invadere l'Afghanistan, un paese all'altro lato del mondo, era un'operazione molto delicata per gli Stati Uniti che, passo dopo passo, avevano guadagnato influenza e controllo sulle repubbliche dell'ex Unione Sovietica: le compagnie petrolifere e del settore energetico avevano iniziato a lavorare in Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan, e l'esercito americano aveva rafforzato la sua presenza nella regione, minacciando alle spalle Russia e Cina.

Nel 1997 gli USA avevano consolidato la "cooperazione" militare col Kazakistan, stato cuscinetto con la Russia, a nord dell'Afghanistan [71]. Nel 1999 avevano rafforzato la presenza nel Kirghizistan [72] e in Uzbekistan, uno dei paesi confinanti con l'Afghanistan [73]. Il 14 e 15 aprile 2000, truppe uzbeke e americane avevano condotto esercitazioni militari congiunte [74].

Ad est dell'Afghanistan, l'amministrazione USA aveva stretti legami con i servizi segreti pachistani, il cui direttore, il luogotenente generale Mahmoud Ahmad, era con funzionari statunitensi la settimana degli attentati dell'11 settembre e quella precedente [75]. Ad ovest, c'erano basi di F-15 in Arabia Saudita, Kuwait e Turchia, mentre nel Golfo Persico stazionava in permanenza la Quinta flotta [76].

Per poter invadere l'Afghanistan era necessario organizzare con molto anticipo un imponente trasporto di truppe e materiale. Il 7 novembre 2000, il giorno in cui tutti gli americani erano presi dall'elezione del nuovo presidente, il Regno Unito annunciò l'esercitazione militare Swift Sword (Saif Sareea in arabo), la più importante dall'epoca della Guerra del Golfo, con la partecipazione di 24.000 soldati e di una gran quantità di materiale pesante [77].

Le operazioni dovevano svolgersi sulle coste dell'Oman (un'area altamente strategica: tutte le petroliere provenienti dalla regione del Golfo Persico - Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Kuwait, Iraq e Iran - erano infatti obbligate a transitare nel Golfo di Oman, dove il Regno Unito disponeva di un deposito di materiale bellico [78]) dal 15 settembre a fine ottobre 2001 [79]. Gl'inglesi, che avevano cominciato a trasferire truppe e materiali in Oman già dal mese di agosto [80], parteciperanno all'invasione [81].

Dall'8 al 31 ottobre 2001 la NATO aveva organizzato in Egitto una seconda esercitazione militare, l'Operation Bright Star; con la partecipazione di 11 nazioni e oltre 70.000 militari (23.000 dei quali statunitensi), si trattava della maggiore operazione del genere al mondo [82].

Tra i numerosi altri spostamenti "casuali" verso l'Afghanistan, ci limiteremo a sottolineare che il 23 luglio 2001 la portaerei Carl Vinson lasciò Bremerton (sulla costa occidentale degli Stati Uniti) alla volta del Mar Arabico, dove arrivò al momento opportuno per lanciare il primo attacco aereo sull'Afghanistan, il 7 ottobre 2001 [83].

Preparativi diplomatici

Sul fronte diplomatico, per evitare il rischio di opposizione cinese, il 19 giugno 2001 Bush aveva proposto la sua partecipazione al vertice APEC di Sciangai, dove prevedeva d'incontrare il presidente Zemir tra il 15 e il 21 ottobre 2001 [84] e [85] (L'incontro di Bush con i presidenti Zemir e Putin ebbe luogo il 20 ottobre) [86].

Nel 2001, inoltre, la Cina stava finalizzando gli accordi bilaterali con i 37 membri dell'OMC per entrare a pieno titolo nell'organizzazione, come stava cercando di fare da vari anni. Restava da sottoscrivere solo l'accordo con il Messico e poi la Cina sarebbe diventata membro effettivo [87]. Nel luglio 2001 Bush avrebbe migliorato i suoi rapporti col paese centroamericano, "battendosi" contro le restrizioni sleali statunitensi ai danni dei camion messicani [88].

La mossa era stata probabilmente studiata non solo per invogliare i messicani a firmare l'accordo con la Cina, ma anche perché nel 2002 e 2003 il paese avrebbe fatto parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Cina concluse l'accordo e il 13 settembre 2001 divenne membro effettivo dell'OMC [89].

I sistemi senza equipaggio di Bush

Nell'estate del 1999 alcune ambasciate americane in Africa vennero chiuse durante il weekend per i timori suscitati da individui sospetti che vi si aggiravano intorno [16]. Qualche giorno dopo Clinton avrebbe emesso un'ordinanza che proibiva transazioni commerciali con i Talebani [18], e qualche mese più tardi George W. Bush avrebbe spiegato il suo punto di vista sulla difesa "sulle agitate frontiere della tecnologia e del terrorismo", sottolineando che "Dobbiamo essere in grado di colpire dall'aria in tutto il mondo con assoluta precisione, con aerei a largo raggio e forse anche senza equipaggio" [19].

Nel settembre 1999 Bush continuava a dire "forse": stava ancora studiando questa possibilità, in un momento in cui il mercato degli UAV (unmanned aerial vehicles, aerei senza equipaggio) per uso militare o civile si stava rapidamente sviluppando [90]. Nel 2001 esistevano nel mondo più di 60 tipi di UAV, dai piccoli modelli ai grandi aerei [91].

All'epoca del discorso di Bush del 1999 gli USA stavano sviluppando il Global Hawk [92], un UAV militare con un'apertura alare paragonabile a quella di un Boeing 737, che fece il suo primo volo sperimentale dalla Edwards Air Force Base (in California) il 28 febbraio 1998 [93]. Il 23 aprile 2001, dopo l'insediamento di Bush, il Global Hawk compì il primo storico volo senza equipaggio fino in Australia [94]. 

 

  • 11 settembre

Non tutto il materiale sull'11 settembre è stato portato a conoscenza del pubblico; alcune delle prove più importanti sono state confiscate dalla CIA [95]. Le dichiarazioni dei funzionari si sono spesso rivelate contraddittorie, e la Casa Bianca ha confiscato dozzine di documenti della Commissione sull'11 settembre, in particolare quelli che parlavano della possibilità che gli attentati fossero stati conosciuti in anticipo [96]. Il compito di scoprire la verità non viene certo reso più facile.

La versione ufficiale dei fatti dell'11 settembre indica un numero estremamente alto di coincidenze che avrebbero facilitato il "successo" degli attacchi:

  • È in pieno svolgimento Global Guardian, un'esercitazione militare a livello nazionale dapprima prevista per il mese di novembre 2001, che crea confusione tra gli avvenimenti simulati e quelli reali [97].
  • Si sta inoltre svolgendo Vigilant Guardian, un'esercitazione militare a grande scala cui prende parte l'intero NORAD, che di solito affianca con aerei da combattimento gli aerei di linea quando gli operatori del traffico aereo segnalano incidenti, [97].
  • Vigilant Guardian simula un attacco aereo contro gli Stati Uniti [97].
  • NORAD è inoltre impegnata nell'operazione Northern Vigilance, per la quale molti aerei da combattimento NORAD sono dislocati in Alaska e in Canada [98].
  • Northern Vigilance crea falsi segnali lampeggianti (rilevamenti) sugli schermi radar, almeno fino a dopo lo schianto del secondo aereo contro il World Trade Centre [99].
  • Un'esercitazione del National Reconnaissance Office di Washington prevede lo scenario di un aereo usato come arma volante [97].
  • Il presidente del Joint Chiefs of Staff sta volando sull'Atlantico alla volta dell'Europa [97].
  • Il direttore della Federal Emergency Management Agency sta partecipando ad una conferenza nel Montana [97].
  • Il coordinatore della FAA per la pirateria aerea, che deve contattare il National Military Command Centre in caso di dirottamento, si trova a Portorico e non può essere raggiunto [97].
  • Tutti gli agenti dell'FBI per l'antiterrorismo e le operazioni speciali partecipano a un'esercitazione a Monterey, California, assieme alla taskforce antiterrorismo della CIA [97].
  • Il comandante del National Military Command Centre ha chiesto di essere sostituito l'11 settembre da un ufficiale senza esperienza [97].
  • Il nuovo National Operations Manager della FAA è al suo primo giorno di lavoro in questa carica [98].
  • I dirottatori possono imbarcarsi senza problemi perché la lista no-fly ufficiale viene usata solo nei voli internazionali ma, stranamente, non per quelli interni [22] e [23].
  • Informati quasi subito dell'inizio del primo dirottamento (Flight 11), i dirigenti della American Airlines decidono di "non agitare le acque" [97].
  • I controllori di volo di Boston non si attengono alle procedure normali e perdono tempo prezioso cercando di contattare varie basi militari invece del NORAD [97].
  • Quando il NORAD viene finalmente informato, lascia a terra due F15, che decollano solo pochi istanti prima che il Flight 11 si schianti contro il WTC [97].
  • Per differenti ragioni, gli F16 arrivano sulla scena del disastro solo dopo che l'ultimo aereo si è schiantato [97] e [99].
  • Viene deciso di lasciare al suolo non solo tutti gli aerei civili ma anche quelli militari [99].
  • Ad agosto il presunto dirottatore ai comandi del volo 77 aveva problemi persino a pilotare un Cessna, ma l'11 settembre riesce a far discendere un Boeing757 e a colpire il Pentagono solo pochi metri sopra il livello del suolo [100].
  • Il Presidente non impartisce alcun ordine di rispondere all'attacco fino a qualche attimo prima che si schianti l'ultimo aereo [97].

Ho menzionato solo quelle coincidenze che hanno reso più facile gli attentati. Se scrivessi un romanzo con una tale serie di concatenazioni nessuno mi crederebbe. Nemmeno io stesso, del resto. Per mettere le cose nella giusta prospettiva, è più sensato considerarli fatti e non coincidenze.

Tutti i dettagli resi noti mostrano che gli attacchi dell'11 settembre vennero attuati con precisione militare. Però i dirottatori a bordo sarebbero stati piloti improvvisati, senza le straordinarie capacità necessarie per dirigere gli aerei nel modo in cui sembrano aver volato [101] e [102].

E in più, sarebbero stati tanto stupidi da non prevedere le reazioni innescate dalle loro azioni. In apparenza avrebbero avuto una così scarsa coscienza politica da non aver mai sentito i neoconservatori esprimere le loro idee sulla necessità "di un evento catastrofico e catalizzatore" per accelerare l'espansione dell'impero americano.

Il successo del piano poggiava sulla conoscenza previa di un gran numero di fatti che sarebbero accaduti proprio quel giorno: la confusione creata dalle esercitazioni militari in programma e dagli scenari previsti in tali operazioni, le interferenze dovute ai falsi rilevamenti sugli schermi radar, il fatto che i controllori del traffico aereo non disponevano della copertura radar completa per certe aree specifiche, l'assenza di vari funzionari esperti nella catena di comando preposta a far fronte ai dirottamenti, la mancanza di aerei da combattimento in grado d'intervenire e far fallire il piano degli attentatori.

Tutto ciò sembra il lavoro di un'organizzazione molto influente e ben addestrata, un'organizzazione interessata a fornire la giustificazione per i piani di conquista dei neoconservatori, primo tra tutti l'invasione dell'Afghanistan.

Non mi sembra possibile che un'organizzazione di questo livello abbia poi lasciato il successo delle operazioni nelle mani di dirottatori con conoscenze raffazzonate. Mi sembra più logico supporre che il controllo non fosse nelle mani dei dirottatori (nonostante una confusa frase nella cabina del quarto aereo, ricostruita come "dirigilo verso il basso" e ufficialmente interpretata come "fai schiantare l'aereo" [102]), che l'operazione sia stata condotta sulla "nuova pericolosa frontiera della tecnologia e del terrore" e che la tecnologia abbia assunto il controllo.

Transponder

I due tipi di aereo coinvolti negli attentati, il Boeing757 e il Boeing767, possono essere controllati a distanza. Robert Ayling, ex dirigente della British Airways, aveva suggerito al Financial Times, pochi giorni dopo l'11 settembre, che in caso di dirottamento gli aerei di questo tipo potrebbero essere pilotati e controllati a distanza [13]. L'11 settembre il controllo sarebbe caduto nelle mani sbagliate.

Se esaminiamo più attentamente l'ipotesi del controllo a distanza, ci accorgeremo, se le informazioni rese pubbliche sono esatte, che:
1) il transponder del secondo 767 venne disattivato subito dopo lo schianto del primo 767, e che
2) il transponder del secondo 757 venne disattivato subito dopo lo schianto del primo 757.

Sembra quindi come se un controllo a distanza avesse pilotato uno dopo l'altro i due 767, e un secondo controllo a distanza avesse pilotato uno dopo l'altro i due 757 ([104] Rapporto della Commissione sull'11 settembre, P.32, 8:47 e 9:41)

È stato anche segnalato che un cargo militare C130 seguiva il volo 77 nel momento in cui si schiantò contro il Pentagono, e il volo 93 nel momento in cui si schiantò al suolo. Il C130 svolse un qualche ruolo nella vicenda, o si trattava solo di un aereo turistico che per pura coincidenza gironzolava da quelle parti mentre a tutti gli altri aerei era stato ordinato di atterrare? [101], [105], [106].

Dirottatori dirottati?

Anche se la versione ufficiale vuol farci credere che l'intenzione dei dirottatori era proprio quella di schiantarsi contro il WTC e il Pentagono, i brani delle conversazioni in cabina resi pubblici non suffragano in nessun modo la teoria. Anche se a proposito degli attentatori sono state pubblicate montagne d'informazioni e controinformazioni, non ho trovato un solo elemento che possa essere verificato.

Se veramente i dirottatori si proponevano di sostenere una qualche causa araba o islamica, avrebbero probabilmente avuto una maggiore forza negoziatrice tornando negli aeroporti di partenza con quattro velivoli e centinaia di cittadini statunitensi nelle loro mani: avrebbero potuto trattare il rilascio di prigionieri politici, esigere il ritiro dell'armata americana dall'Arabia Saudita, diffondere le loro idee, quali che fossero.

I terroristi intendevano veramente colpire il WTC e il Pentagono, o vennero invece ingannati dall'organizzazione che li aveva "contrattati"? Secondo la versione ufficiale, tutti i contatti radio e le conversazioni in cabina s'interruppero prima dell'avvicinamento finale degli aerei al WTC e al Pentagono. Se i dirottatori intendevano dare la massima risonanza al loro atto perché non lanciare un ultimo anatema contro gli USA, o almeno una preghiera al glorioso Allah? Furono forse paralizzati dalla sorpresa e dal panico quando videro che sarebbero andati a schiantarsi contro gli edifici?
 

 

  • Conclusione

Le pipeline afghane rappresentano solo un passo nella strategia politica statunitense per assumere il controllo delle riserve di petrolio e gas delle ex repubbliche sovietiche. Con un consumo di petrolio pari al 25% del totale mondiale, l'imperialismo americano è mosso in primo luogo dalle preoccupazioni energetiche. Oggi gli USA dipendono per oltre il 60% (e la percentuale è in rapido aumento) dalle forniture estere; l'ossessione dei neoconservatori di trasformare il paese in una "forza dominatrice" non nasce dal nulla.

La convinzione di aver bisogno di "un evento catastrofico e catalizzatore" non nasceva solo da considerazioni sui benefici personali che molti di loro avrebbero ricavato da un regime di guerra. Era anche il primo segno di panico di una nazione che si trovava di fronte all'esaurimento dei pozzi petroliferi e che si preparava a impadronirsi di quelli stranieri, fino ad averne spremuto l'ultima goccia.

 

Note:

Oggi gli USA sembrano piuttosto interessati a occupare per lunghi anni l'Afghanistan, in modo da poterne sfruttare le riserve al momento più conveniente e di poter decidere a loro piacimento se Pakistan e India potranno o meno avere accesso al gas e al petrolio del Mar Caspio, del Turkmenistan o dell'Afghanistan. Anche per quanto riguarda l'Iraq, mi convinco sempre più che l'obiettivo odierno è quello di far durare la guerra quanto più a lungo possibile; fino a quando gas e petrolio continueranno ad essere venduti in dollari statunitensi, i benefici vanno tutti agli USA. Il diverso approccio politico è legato alla nuova consapevolezza del progressivo rapido prosciugarsi dei pozzi petroliferi. Dal 2001 il paese è rapidamente passato all'energia nucleare, e al tempo stesso ha assunto un ruolo dominante sul mercato globale del materiale fissile. Proprio adesso si sta procedendo a dividere il mercato e a blindarlo, imponendo nuove regole. L'Iran è il pretesto e il terreno di prova.  ( http://www.courtfool.info/en_Raid_on_Nuclear_Fuel_Market.htm )

 
6 giugno 2008, Comunicato dell'ambasciata afghana a Tokyo:
Il Ministry of Mines and Industries ha raggiunto oggi un accordo con la Cina, in base al quale la MGC (Metallurgical Group Corporation), alla testa di un consorzio cui partecipa la Jiangxi Copper Company cinese, sfrutterà la miniera di rame di Aynak, nella provincia di Logar, e costruirà le necessarie infrastrutture. Il progetto prevede la costruzione di una centrale elettrica da 400MW alimentata a carbone e una rete ferroviaria per collegare Afghanistan settentrionale e sudorientale. L'ambasciatore Zikria ha spiegato: "Il progetto, che verrà realizzato in successive fasi, ha un costo stimato di 10 miliardi di dollari; il contratto, di durata trentennale, prevede l'estrazione di 200.000 tonnellate all'anno. La miniera di Aynak contiene materia prima sufficiente per 11 milioni di tonnellate metriche di rame. Questo e i futuri progetti di prospezione, inclusi quelli per il petrolio e il gas, offrono interessanti prospettive agl'investitori UAE e GCC. La rete ferroviaria di Aynak collegherà l'Asia centrale a Pakistan, India e Mare Arabico".
L'ambasciatore Zikria ha dichiarato che US Geological Survey e specialisti locali stavano procedendo a uno studio approfondito delle risorse naturali afghane: "I primi risultati mostrano che l'Afghanistan ha 10 volte più gas e 15 volte più petrolio di quanto prima stimato". Nel sud del paese esistono importanti giacimenti di petrolio, inclusi quello di Katawaz e quelli nella provincia di Helmand. Il governo annuncerà tra poco un progetto di prospezione nella provincia settentrionale di Jozjan e solleciterà la partecipazione d'investitori e società specializzate straniere.

( http://www.afghanembassyjp.com/en/news/?an=1425


[1]http://www.september11news.com/DailyTimeline.htm

[2]http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/february/26/newsid_2516000/2516469.stm

[3]http://www.whatreallyhappened.com/wtcbomb.html

[4]http://news.bbc.co.uk/hi/english/static/in_depth/europe/2001/collapse_of_ussr/timelines/late1991.stm

[5]http://www.washingtonpost.com/wp-srv/inatl/europe/caspian100598.htm

[6]http://www.hrw.org/reports/1999/enron/enron2-4.htm

[7]http://www.hri.org/news/balkans/rferl/1999/99-08-03.rferl.html

[8]http://www.worldpress.org/specials/pp/pipeline_timeline.htm

[9] http://www.gasandoil.com/goc/company/cnc02739.htm

[10]http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/august/7/newsid_3131000/3131709.stm

[11]http://www.washingtonpost.com/wp-srv/politics/special/clinton/stories/clinton081898.htm

[12]http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/africa/155252.stm

[13]http://www.un.org/Docs/scres/1998/scres98.htm

[14]http://www.fas.org/irp/news/1998/11/98110602_nlt.html

[15]http://www.fas.org/irp/news/1998/11/indict2.pdf

[16]http://www.fas.org/irp/news/1999/06/990625db.htm

[17]http://www.fas.org/irp/threat/terror_99/appa.html

[18]http://www.fas.org/irp/offdocs/eo/eo-13129.htm

[19]http://www.citadel.edu/pao/addresses/pres_bush.html

[20]http://www.un.int/usa/sres1267.htm

[21]http://web.archive.org/web/20000919212253/http://www.library.cornell.edu/colldev/mideast/terclrk.htm

[22]http://www.fas.org/irp/crs/RL32366.pdf

[23]http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-2057

[24]http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf

[25]http://politics.guardian.co.uk/iraq/comment/0,12956,1036687,00.html

[26]http://www.sourcewatch.org/index.php?title=Bush_administration:_Project_for_the_New_American_Century

[27]http://www.whitehouse.gov/news/releases/2001/12/20011211-6.html

[28]http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/october/12/newsid_4252000/4252400.stm

[29]http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/november/8/newsid_3674000/3674036.stm

[30]http://www.pbs.org/newshour/bb/politics/july-dec00/trans_12-18.htm

[31]http://www.governing.com/archive/1998/jul/bush.txt

[32]http://seattlepi.nwsource.com/national/32902_bush27.shtml

[33]http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/N00/806/62/PDF/N0080662.pdf?OpenElement

[34]http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/chrn1996.html

[35]http://www.fas.org/irp/congress/1996_cr/h960618b.htm

[36]http://www.hartford-hwp.com/archives/53/052.html

[37]http://select.nytimes.com/gst/abstract.html?res=F00C12FF3F5A0C7A8DDDAF0894DF494D81&n=Top/Reference/Times Topics/People/E/Erbakan, Necmettin

[38]http://www.publicintegrity.org/report.aspx?aid=104&sid=300

[39]http://www.monitor.net/monitor/0202a/enrontimeline.html

[40]http://www.gasandoil.com/goc/news/ntc03653.htm

[41]http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-525

[42]http://www.farsinet.com/news/nov99wk2.html#shell

[43]http://www.iranian.com/Times/Dec98b/Khorramabad/624front.html

[44]http://www.pinr.com/report.php?ac=view_report&report_id=499&language_id=1

[45]http://www.first-exchange.com/FSU/azer/news/news031800.asp

[46]http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/chrn2000.html#FEB00

[47]http://www.publicintegrity.org/report.aspx?aid=104

[48]http://www.whatreallyhappened.com/SilkRoad.html

[49]http://www.thenation.com/blogs/capitalgames?pid=21

[50]http://www.cfo.com/article.cfm/2989389

[51]http://www.atimes.com/reports/CA13Ai01.html#top5

[52]http://www.alternet.org/story/12525/

[53]http://www.atimes.com/reports/CA13Ai01.html

[54]http://news.bbc.co.uk/1/hi/business/1972574.stm

[55]http://www.thenation.com/doc/20020415/nichols

[56]http://www.guardian.co.uk/enron/story/0,,636530,00.html

[57]http://www.cooperativeresearch.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&startpos=300#a0699powerplant

[58]http://www.cbc.ca/fifth/conspiracytheories/saudi.html

[59]http://www.hereinreality.com/carlyle.html

[60]http://www.guardian.co.uk/wtccrash/story/0,1300,583869,00.html

[61]http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-479

[62]http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&day_of_9/11=dayOf911

[63]http://www.anusha.com/osamaint.htm

[64]http://welfarestate.com/wtc/faketape/

[65]http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2001/09/18/wbush18.xml

[66]http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/binladen/etc/cron.html

[67]http://www.cooperativeresearch.org/context.jsp?item=a0396sudansquabble

[68]http://www.worldpress.org/specials/pp/taliban_timeline.htm

[69]http://www.truthout.org/docs_04/printer_101504W.shtml

[70]http://www.pakistaneconomist.com/issue2002/issue23/f&m.htm 

[71]http://www.stimson.org/rd-table/ctr-kaz.htm

[72]http://www.defenselink.mil/transcripts/2002/t04282002_t0427jpc.html

[73]http://www.cdi.org/russia/johnson/5491-7.cfm

[74]http://www.rferl.org/featuresarticle/2005/09/383c3d03-2526-446e-943d-f81dfddbdc68.html

[75]http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/FD08Aa01.html

[76]http://www.eias.org/publications/bulletin/2001/eboctnov01.pdf

[77]http://www.wsws.org/articles/2001/oct2001/oman-o09.shtml

[78]http://www.globalsecurity.org/military/facility/thumrait.htm

[79]http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/1012044.stm 

[80]http://wsws.org/articles/2001/oct2001/oman-o09.shtml 

[81]http://www.guardian.co.uk/waronterror/story/0,1361,581416,00.html

[82]http://www.globalsecurity.org/military/ops/bright-star.htm

[83]http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Carl_Vinson_(CVN-70)

[84]http://transcripts.cnn.com/2001/WORLD/asiapcf/east/06/19/china.russia/index.html

[85]http://www.china.org.cn/english/12585.htm

[86]http://www.worldpress.org/europe/0302express.htm

[87]http://www.fas.org/sgp/crs/row/IB91121.pdf

[88]http://telaviv.usembassy.gov/publish/peace/archives/2001/august/0801e.html

[89]http://www.fas.org/sgp/crs/row/IB91121.pdf

[90]http://www.marketresearch.com/product/print/default.asp?g=1&productid=144390

[91]http://www.armada.ch/01-5/cgdrones.pdf

[92]http://www.fas.org/irp/program/collect/global_hawk.htm

[93]http://www.fas.org/irp/program/collect/global_hawk.htm

[94]http://www.spacedaily.com/news/uav-01d.html

[95]http://web.archive.org/web/20010921200613/www.washtimes.com/national/20010921-90259475.htm

[96]http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&contentId=A30240-2004Feb10&notFound=true

[97]http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&day_of_9/11=dayOf911

[98]http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-1683

[99]http://complete911timeline.org/timeline.jsp?day_of_9/11=dayOf911&timeline=complete_911_timeline&startpos=100

[100]http://www.whatreallyhappened.com/hanjour.html

[101]http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&day_of_9/11=dayOf911&startpos=200

[102]http://complete911timeline.org/timeline.jsp?day_of_9/11=dayOf911&timeline=complete_911_timeline&startpos=300

[103]http://www.economist.com/science/displayStory.cfm?Story_ID=787987

[104]http://www.9-11commission.gov/report/911Report.pdf

[105]http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-2034

[106]http://news.minnesota.publicradio.org/features/2004/05/31_catlinb_airguardmuseum/

 

Testo originale: novembre 2006, traduzione: agosto 2009

tradotto da Carlo Pappalardo http://bastianini.info

 

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